Il 2020 è stato un anno difficile per tutti, un anno che ha visto le nostre abitudini cambiare profondamente in ogni ambito. I brand hanno dovuto affrontare nuove sfide e rispondere a nuovi bisogni delle persone, e lo stesso è avvenuto per tutte le piattaforme social.


Per questo motivo, dopo aver esplorato l’evoluzione dei branded content durante lo scorso episodio di WTFuture, abbiamo voluto concentrarci su un formato particolare, che sta avendo una crescita esponenziale: gli short-form content.

Il nono episodio di WTFuture ci ha permesso di focalizzarci appunto sui contenuti brevi e sulle opportunità che stanno creando per i brand, perché si tratta di formati davvero in grado di rispondere a comportamenti nuovi, favorendo interazioni tra brand e persone altrimenti difficili da generare.


Sono solo due dati che danno bene l’idea di come le persone oggi cerchino intrattenimento, ispirazione su cosa acquistare e sui trend del momento, ma anche informazione e nuovi modi per connettersi con altre persone con interessi simili.

E tutto questo accade in un contesto nuovo, sempre più frammentato, e in cui le persone si muovono in modo sempre più rapido da un contenuto all’altro, ma anche da una piattaforma all’altra: è proprio per rispondere a questa esigenza e a questa “fame” di contenuti sempre nuovi che gli short-form content acquisiscono un’importanza sempre maggiore.

Ma facciamo un passo indietro: cosa sono gli short-form content?

Iniziamo col dire che non sono nulla di nuovo: da secoli, in tutte le culture, sono stati cercati modi per esprimere concetti e per comunicare in modo rapido, a volte per necessità, altre per puro esercizio di stile.

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